Soumali Sacko: come trasformare una tragedia in propaganda politica

Riassumiamo: Soumali Sacko, 29 anni, originario del Mali, sindacalista e regolare viene sorpreso nella notte a prelevare delle lamiere per costruire delle baracche nella sua tendopoli.
All’improvviso pare che arrivi una panda bianca da cui scenderebbe una persona armata che esplode 4 colpi contro Sacko uccidendolo.
Le forze dell’ordine indagano ed escludono subito la matrice razzista e xenofoba; è molto più probabile che si trattasse di una esecuzione.

Le conclusioni, però, non sembrano in grado di fermare la sinistra strumentalista e pseudo-buonista che subito punta il dito contro il nuovo governo “LegaStellato”, in particolar modo contro il Neo Ministro dell’interno Matteo Salvini, accusato di non essersi espresso sulla vicenda di Sacko (come se il precedente Ministro dell’interno di esprimesse ogni volta che un immigrato uccideva un italiano…).

Ma l’apice della vergogna si è raggiunto ieri a Milano dove una “innocente” manifestazione antirazzista per Sacko, è stata portata avanti da alcuni immigrati e da quei simpaticoni dei centri “a-sociali” sempre pronti a fare “casino” per il gusto di impegnare i loro pomeriggi vuoti e insulsi.

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Quella manifestazione sprizzava ipocrisia da tutti i pori: immigrati allegri che urlavano cose a caso, come se non sapessero nemmeno perché fossero lì, cori contro la le forze dell’ordine (che non c’entrava nulla) e minacce di morte ai funzionari del nuovo governo; urlavano: “Salvini Assassino!” e “Salvini, ci vediamo a Pontida e lì la pagherai cara”.

Non riesco a trovare un vero collegamento tra questa manifestazione di violenti e l’omicidio di Soumali Sacko.

Quello che fa più tristezza, alla fine, non è il comportamento di questa gente che è fine a se stesso, ma è come si sia presa la vita di un ragazzo e la si sia manipolata a proprio piacimento, come si fa con un giocattolo, per trasformarla in un pretesto politico per attaccare e minacciare persone che in tutto ciò non c’entrano niente.

Il razzismo in quel contesto non c’entra proprio nulla, quella persona avrebbe sparato a chiunque, che fosse bianco, nero o giallo.

“Le mafie non sono “xenofobe” per partito preso. I clan, a cominciare da quelli calabresi, con il business dell’immigrazione ci mangiano. Questo fattura ogni anno milioni e milioni di euro e rende più della droga.”

dice Omar Minniti in un suo articolo su “l’antidiplomatico“. E ancora

“ I clan hanno tutto l’interesse a far sì che i migranti arrivino. Le mafie gestiscono i rapporti con gli scafisti (…) Ci sono le mafie dietro una parte consistente dei centri di accoglienza”

Credo che sia giusto protestare per la morte di Sacko Soumali, ma bisogna fare attenzione a chi si accusa, senza scadere in facili conclusioni

-Daniele

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