10 febbraio Giorno della Memoria

Il 10 febbraio, l’ho sempre vissuto tra il lutto e la rabbia.

Primo perché, in quanto nipote di esuli, mi sento personalmente molto vicino e legato a quei 250.000 esuli e ai 10.000 e passa fratelli italiani, vittime del massacro delle foibe.

Secondo perché, oramai, il 10 febbraio significa anche polemiche o conflitti, il tutto perché certa gente vuole difendere l’operato dei titini, negando o giustificando il loro operato.

Trovo vergognoso rinnegare ogni tipo di fatto storico e mi chiedo perché dobbiamo farci la guerra su una strage che ci riguarda direttamente? Nelle foibe ci hanno buttato uomini, donne, bambini, soldati, preti, contadini, partigiani italiani.

La “vendetta contro i fascisti” tanto osannata era solo una scusa per nascondere una vera e propria pulizia etnica, al pari dell’Olocausto o del Genocidio degli Armeni.

Ma dopotutto non è una novità, nel 1947 dopo la firma del trattato di pace con la Jugoslavia con il conseguente cedimento delle terre dell’Istria e della Dalmazia a Tito, la sinistra italiana non conobbe la parola “accoglienza” nei confronti degli esuli costretti a fuggire dalla persecuzione titina (cercate “treno della vergogna” su internet, giusto per farvi un esempio).

Con il nuovo governo però qualcosa è cambiato, le persone e le associazioni che gli anni scorsi nascondevano la verità, ora vengono giustamente ignorati o silenziati e si è vista una maggiore attenzione al Giorno del Ricordo.

Su RAI3 lo scorso 8 febbraio è stato trasmesso Red Land, film che alla sua uscita ha raggiunto, inspiegabilmente, solo 30 sale in tutta Italia. Io l’ho visto e mi ha suscitato molte emozioni contrastanti, è terribile, non nel senso che è fatto male, ma perché non si riduce ad un’opera politicamente corretta, è un film crudele che ti mostra le cose per come stavano veramente, senza giri di parole e questo suscita sofferenza e rabbia.

Quello che mi ha fatto più riflettere in quel film, è la storia della famiglia Cossetto, perché non ho potuto fare a meno di paragonarla a quella della mia avi. Anche loro di origini nobili, dopo l’armistizio i contadini croati si ribellarono, ma grazie agli italiani, vennero a sapere dei titini e riuscirono a fuggire prima del loro arrivo, rinunciando a tutti i loro beni.

Voglio concludere queste poche righe con una parte del discorso del nostro Presidente della Repubblica, che si afferma come una voce forte contro il negazionismo delle foibe:

“(…) Significa rivivere una grande tragedia italiana vissuta allo snodo del passaggio tra la II guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda. Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente” (…)

“Non si trattò come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. Tanti innocenti colpevoli solo di essere italiani (…)”

Daniele Arlotti

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