Villa Borromeo d’Adda, interrogazione

Abbiamo avuto contezza del fatto che l’Amministrazione comunale ha concesso in comodato d’uso gratuito l’utilizzo di alcuni locali di Villa Borromeo d’Adda per finalità di interesse culturale per il periodo 8 giugno – 16 settembre 2018 per una mostra di pittura dal titolo ”Racconti al femminile nella pittura dell’800 e del primo 900”.

Dati gli ingenti costi sostenuti per rimettere a nuovo l’immobile, sorge spontanea già una prima domanda:

  • perché l’amministrazione comunale, che non rende pubblica la decisione di dare una destinazione ai locali della villa che possa in qualche modo ripagare la notevole spesa per la sua ristrutturazione, non si fa corrispondere un affitto da chi organizza la mostra?…

Proseguendo poi, con la lettura della Delibera di  Giunta, si evince una ulteriore particolarità: chi sarà mai questa società che ha organizzato l’evento? è “CULTURA DOMANI S.R.L.” di Milano, il cui Presidente del consiglio di Amministrazione è il dott. Navarra Attilio Maria, anche Presidente di “Italiana Costruzioni”, la stessa società che ha ristrutturato la Villa dopo aver essersi aggiudicata il bando come unica partecipante!

Ancor più, la Delibera di cui sopra, giustifica la concessione gratuita dei locali, asserendo che la stessa “non comporta un danno patrimoniale per il Comune perché l’utilità sociale della mostra è superiore al mancato introito”, data la necessità di far conoscere la riapertura della Villa alla comunità.

Orbene, procedendo con un breve excursus giuridico, si ricorda che la “redditività del bene pubblico” resta principio immanente per il buon andamento della pubblica amministrazione e, pertanto, regola generale che può trovare deroga solamente in determinate circostanze, da valutarsi nel caso concreto.

L’obbligo di assicurare una gestione economica dei beni pubblici, in modo da aumentarne la produttività in termini di entrate finanziarie rappresenta infatti una delle forme di attuazione da parte delle pubbliche amministrazione del principio costituzionale di buon andamento (art. 97 Cost.) del quale l’economicità della gestione amministrativa costituisce il più significativo corollario (art. 1, L 241/1990 e s.i.m.).

La Corte dei Conti si è sì pronunciata in determinate circostanze, ritenendo che si potesse forzare il predetto principio; tuttavia le sentenze citate in delibera appaiono riferirsi a situazioni di fatto inconferenti rispetto a quella che ci occupa.

In particolare, ad esempio la sentenza n. 12/2017 riguarda l’ipotesi in cui la concessione in comodato d’uso gratuito è stata riconosciuta dall’Ente “ad una cooperativa di giovani locali”, volendo in tal modo “comunque conseguire, in un territorio caratterizzato da una forte depressione occupazione giovanile, una finalità di evidente valenza politica, economica e sociale, da identificare nell’aver dato occupazione ad alcuni giovani locali che, in tal modo, hanno potuto avviare una, seppur piccola, attività imprenditoriale”, ed in tale specifica ipotesi ha ritenuto non sussistente la responsabilità della pubblica amministrazione.

Così, invece,  il provvedimento della Corte dei Conti della Campania n. 357/2016 quello della Corte dei Conti della Lombardia n. 172/2014,  concernono il rigetto di una richiesta di parere, ritenuto inammissibile sotto il profilo oggettivo e, a tal uopo, si limitano a citare genericamente l’ipotesi in cui è possibile procedere con la deroga ma, si badi, è necessario sempre procedere con una considerazione relativa al caso concreto.

In particolare, la delibera della Lombardia, cita quanto affermato dalla Sezione regionale per il Veneto (Deliberazione n. 716/2012/PAR) – la quale a sua volta si pone in linea di continuità con quanto già affermato dalla medesima Sezione (cfr. in particolare Deliberazione n. 349/2011/PAR e precedenti ivi richiamati), per cuila sussistenza o meno dello scopo di lucro, inteso come attitudine a conseguire un potenziale profitto d’impresa, va accertata in concreto, verificando non solo lo scopo o le finalità perseguite dall’operatore, ma anche e soprattutto le modalità concrete con le quali viene svolta l’attività che coinvolge l’utilizzo del bene pubblico messo a disposizione. […]

Alla luce di tutto quanto sopra, con riferimento al caso concreto, oltre a quanto sopra rappresentato e considerata le seguenti circostanze:

  1. che la mostra ha un costo per i cittadini che la vogliono visitare (€ 10 biglietto intero –
    € 8 biglietto ridotto – € 4 ridotto speciale);
  2. che il comodatario è una società a responsabilità limitata, che ha come fine ultimo lo scopo di lucro e quindi, contrariamente a quanto la delibera voglia far apparire, ha quale obiettivo primario lo svolgimento di un’attività economica per ottenere un profitto.

Sorgono pertanto due ulteriori quesiti:

– come può trovarsi corrispondenza tra il fine di pubblicità e l’utilizzo gratuito da parte della “CULTURA DOMANI S.R.L.”, posto che da un lato si tratta di una S.R.L. con scopo di lucro e dall’altro ha già avuto luogo l’inaugurazione dell’immobile (con rispettivo notevole riscontro in termini di divulgazione al pubblico dell’apertura)?

– perché se la finalità dell’Amministrazione comunale è sociale, non ricevendone beneficio economico alcuno, non è stata data ad esempio data la possibilità a cooperative di giovani del nostro territorio di organizzare mostre o eventi che possono suscitare comunque interesse nel pubblico?

Temiamo che questo primo affidamento possa divenire modello e punto di riferimento per analoghi casi successivi